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Sostenibilità, competenze e intelligenza artificiale stanno trasformando strategie, processi e modelli organizzativi delle imprese.
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Sostenibilità, lavoro e AI: le novità del 2026 che riguardano le imprese

L'Europa semplifica la rendicontazione ESG, le medie imprese italiane puntano su sostenibilità e digitale e l'Italia introduce nuove disposizioni sull'intelligenza artificiale. Ma le imprese sono pronte ad affrontare questi cambiamenti?

Tra nuove normative, innovazione tecnologica e trasformazioni organizzative, la sfida è comprendere le novità e sviluppare le competenze necessarie per trasformarle in opportunità concrete.

Sostenibilità: l'Europa semplifica la rendicontazione ESG

Meno dati da raccogliere, meno adempimenti e procedure più semplici: sembra la notizia che ogni impresa vorrebbe ricevere.

Il 3 luglio 2026, la Commissione europea ha adottato una revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), gli standard utilizzati per rendicontare gli impatti ambientali, sociali e di governance previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).

L'obiettivo è alleggerire il carico amministrativo delle imprese interessate, senza rinunciare alla qualità delle informazioni sulla sostenibilità. La revisione prevede una riduzione di oltre il 60% dei dati obbligatori da comunicare, una diminuzione di oltre il 70% dei dati complessivi richiesti e nuove flessibilità nella rendicontazione.

Le misure sono state sottoposte all'esame del Parlamento europeo e del Consiglio, secondo la procedura prevista per la loro applicazione.

 

Meno burocrazia significa meno sostenibilità?

Non proprio.

Raccogliere dati è il primo passo. Saperli utilizzare per orientare le strategie aziendali è ciò che può fare la differenza.

Semplificare gli obblighi di rendicontazione non significa ridurre l'importanza della sostenibilità nelle scelte aziendali. Un'impresa che vuole diminuire i propri consumi energetici deve comunque monitorarli, individuare gli sprechi, valutare gli investimenti e misurare i risultati.

Lo stesso vale per altri aspetti ESG, dalla gestione delle persone ai rapporti con i fornitori, fino alla trasparenza dei processi decisionali.

 

Cosa cambia per le PMI?

La revisione coinvolge indirettamente anche le PMI che, pur non essendo soggette alla CSRD, possono ricevere richieste di informazioni sulla sostenibilità da grandi aziende, banche e partner commerciali.

Per semplificare questo processo, la Commissione europea ha adottato uno standard volontario di rendicontazione, pensato per le imprese più piccole.

Diventa quindi importante saper raccogliere, interpretare e utilizzare i dati ESG per migliorare le decisioni aziendali e dimostrare il proprio impegno attraverso risultati concreti.

 

Investimenti green e digitali: il ruolo delle politiche attive del lavoro

Il 73% delle medie imprese italiane prevede investimenti nella sostenibilità ambientale tra il 2026 e il 2028. Nello stesso periodo, il 76% punta sul digitale.

Lo rileva il rapporto Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica, realizzato da Unioncamere, Area Studi Mediobanca e Centro Studi Tagliacarne.

Le intenzioni di investimento sono significative, ma non mancano le difficoltà. Tre medie imprese su quattro incontrano ostacoli, soprattutto a causa dei costi iniziali elevati (41,2%), dell'incertezza normativa (34%) e di altre priorità aziendali (32,5%).

Ma c'è un'altra questione da considerare: avere le tecnologie necessarie non significa avere anche le competenze per utilizzarle.

Un'azienda può investire in nuovi sistemi digitali o in processi produttivi più sostenibili, ma deve anche preparare il personale a gestire strumenti, attività e responsabilità differenti.

 

Come possono intervenire le politiche attive del lavoro?

Le politiche attive non servono soltanto a favorire l'ingresso nel mercato del lavoro. Possono anche accompagnare chi è già occupato attraverso percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale, contribuendo a ridurre il divario tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle imprese.

È questa una delle priorità del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021–2027, che sostiene lo sviluppo delle competenze digitali e green.

Tra gli strumenti previsti rientra il Fondo nuove competenze, che sostiene la formazione dei lavoratori durante l'orario di lavoro. Attraverso specifici avvisi e sulla base di accordi collettivi di rimodulazione dell'orario, le imprese possono ottenere un contributo per il costo delle ore dedicate ai percorsi formativi, nel rispetto dei requisiti e delle scadenze previste.

In questo modo, l'aggiornamento delle competenze può diventare parte integrante dei processi di innovazione aziendale, anziché un'attività separata.

Il programma favorisce inoltre l'individuazione delle competenze richieste dal mercato e lo sviluppo di percorsi formativi mirati, aiutando le imprese ad affrontare la transizione green e digitale e i lavoratori a mantenere aggiornate le proprie competenze.

 

AI Act: dal 23 ottobre nuove disposizioni per imprese, lavoro e formazione

L'intelligenza artificiale entra sempre più nei processi aziendali e anche il quadro normativo continua a evolversi.

L'8 ottobre 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 179/2026, che entrerà in vigore il 23 ottobre 2026, adeguando la normativa italiana al Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (AI Act).

 

Cosa cambia concretamente?

Il decreto interviene principalmente su due ambiti:

  • Controlli e responsabilità: disciplina i poteri delle autorità nazionali, tra cui AgID e ACN, e le attività di vigilanza e controllo sui sistemi di intelligenza artificiale.

  • Formazione e competenze: introduce disposizioni sull'utilizzo dell'AI nei percorsi formativi, con particolare attenzione all'alfabetizzazione e alla preparazione di professionisti e operatori dei diversi settori.

Ma le implicazioni dell'intelligenza artificiale vanno oltre gli aspetti normativi.

L'utilizzo dell'AI nella gestione del personale o nell'organizzazione dei turni può semplificare le attività e ottimizzare i tempi. Ma chi verifica le decisioni suggerite dai sistemi? Come si garantiscono trasparenza e tutela dei lavoratori?

Il Regolamento europeo (UE) 2024/1689 classifica come ad alto rischio determinate applicazioni dell'AI utilizzate nella selezione e nella gestione del personale, secondo le condizioni previste dalla normativa, stabilendo specifiche misure di tutela e controllo.

Per le imprese diventa quindi importante comprendere le regole applicabili, valutare l'affidabilità dei sistemi e individuare le persone responsabili della supervisione.

Anche la formazione assume un ruolo centrale: manager, responsabili HR e lavoratori devono poter riconoscere i limiti della tecnologia e sapere quando è necessario intervenire.

La vera sfida non è soltanto utilizzare l'intelligenza artificiale, ma saperla governare in modo responsabile.

 

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